Quando uscì la prima versione di questo pezzo, gli “AI Agent” erano un annuncio di Google e una promessa da film di fantascienza: l’assistente che organizza la giornata, prenota i viaggi, risolve i problemi al posto tuo. Un paio d’anni dopo, quella tecnologia è uscita dai comunicati stampa ed è entrata — in punta di piedi — nella vita quotidiana. Vale la pena raccontare com’è davvero, senza fantascienza.
Cosa fa oggi un assistente che “agisce”
La differenza rispetto ai vecchi assistenti vocali è che quelli capivano comandi, questi capiscono obiettivi. Qualche esempio concreto di cose che oggi si possono davvero delegare:
- «Trovami tre opzioni per una cena vegetariana sabato in centro, per sei persone» — e ricevere proposte già filtrate, con orari e recensioni, invece di dieci schede da aprire.
- «Riassumi le mail arretrate di questa settimana e dimmi a quali devo rispondere» — con la bozza di risposta già pronta per le più urgenti.
- «Confronta questi due preventivi e dimmi cosa cambia davvero» — su documenti PDF che nessuno ha voglia di leggere riga per riga.
Niente di tutto questo è spettacolare. Ed è esattamente il punto: la tecnologia è diventata utile quando ha smesso di essere spettacolare.
Il patto: delega in cambio di accesso
C’è però un aspetto su cui la prima versione di questo articolo sorvolava, e che oggi mi sembra il cuore della questione. Un assistente che agisce per te ha bisogno di accedere alle tue cose: posta, calendario, posizione, a volte metodi di pagamento. La comodità è reale; il patto pure. Prima di attivare una delega, le domande giuste sono due: questo assistente cosa vede? e cosa può fare senza chiedermelo? I servizi seri rispondono chiaramente a entrambe; se la risposta non si trova, è una risposta anche quella.
Come iniziare senza pentirsene
Il consiglio che darei a chi parte oggi è di procedere per cerchi: prima le attività a basso rischio (riassunti, ricerche, bozze), poi quelle organizzative (agenda, promemoria, prenotazioni con conferma), e solo alla fine — se e quando c’è fiducia — quelle che toccano soldi o comunicazioni inviate a tuo nome. L’assistente perfetto non è quello a cui deleghi tutto: è quello con cui hai trovato il confine giusto.
Il futuro immaginato dai film prevedeva un maggiordomo digitale onnisciente. Quello che è arrivato è più modesto e più interessante: un collaboratore instancabile per le parti noiose della giornata, che ci restituisce tempo. Sta a noi decidere cosa farne.